domenica 28 dicembre 2014

L'era dall'alloro in testa

Questi sono gli anni dei dottori.
Siamo tutti aspiranti tali.
Facciamo continue gare a chi sfoggia il titolo con più stelle
e riconoscimenti.
Noto con tenerezza che se hai di fronte un dottore in le parole pronunciate
appaiono solenni e pregiate.
Noto con estrema tenerezza che se sei in compagnia di un dottore in 
pensi di essere al posto giusto al momento giusto.
Sono gli anni della sperimentazione questi,
anni in cui è significativo avere 
piuttosto che essere.
Perchè il dottore in non è Dottorepunto,
ha una laurea in.
In un tempo molto lontano il doctor 
era un maestro, insegnava
qualcosa,
ciò che aveva andava agli altri
attraverso l'atto nobile dell'insegnare.
 Oggi basta poco per istruire, basta pronunciare
"dottore in" e hai già trasmesso tutto quello che hai,
una laurea e
una corona d'alloro
altamente 
digestiva.






sabato 27 dicembre 2014

Sentirsi chiamare per nome

Conosco perfettamente il mio nome,
è lo stesso da sempre.
Ogni giorno c'è sempre qualcuno che riesce a 
ricordarlo.
Eppure oggi lui mi ha chiamata distrattamente:
"Aspetta Elisa..."
Le orecchie si sono spalancate.
Quel  nome mi si è spalmato addosso.
Elisa.. mi son sempre presentata così,
ma cosa vorrà dire?
Cosa si accende nella mente di chi ascolta quando sente..
Elisa.
C'è altro già, oppure solo quello?
Tocchiamo le consistenze con dita,
guardiamo immagini riflesse con due occhi,
sentiamo forme con due timpani,
 aspettiamo odori con due labbra,
ma esattamente 
noi con  duedicosa ci respiriamo?
Sentiamo la nostra forma 
quando ci chiamano per nome,
oppure sentiamo il nostro nome
solo
 quando,
dentro, un'orchestra sta suonando 
a tempo?



 

giovedì 25 dicembre 2014

Scattate una foto (a Natale) e stampatela.

Buon Natale.
Vi auguro che ciò che farete in questi giorni rossi,
sia bello e a colori,
sia buono e caldo come appena sfornato.
Vi auguro di scattare una foto che vi terrà compagnia 
quando spegnerete le lucine dell'albero
o quando per le strade ci sarà meno verde e meno rosso.
Ma Vi auguro anche di riprendere un vecchio album di foto
e ritrovare quello che oggi vi manca,
stringerlo forte 
senza mai dimenticare.
Vi auguro anche di non aver paura della fine dell'anno,
in fondo i bilanci non servono a molto.
Vi auguro di avere sempre qualcuno da invitare a cena
e che qualcun'altro lo faccia con voi,
vi auguro di sognare,
di dormire bene la notte,
e
 non dimenticate di stampare le foto che scattate.




Lei è Giorgia, ha 4 anni e crede a Babbo Natale. Io sono Elisa, ho 26 anni e mi fido di lei, quindi... 

mercoledì 24 dicembre 2014

Siamo come un impasto di ...

Oggi è la vigilia di Natale,
e come ogni vigilia si cucina
(in realtà come ogni giorno dell'anno).
Si sorvolano le strade solo per correre a prendere l'ultimo regalo,
forse il più importante,
forse il più ricercato;
si fa la fila ai supermercati perché ha dimenticato lo zucchero!
C'è chi non fa nessuna di tutte queste cose e invece lavora,
come ogni giorno dell'anno
e aspetta solo di rientrare a casa per riposare.
Sappiamo tutti però che è la Vigilia di Natale,
il rosso è ovunque, anche il cielo è un po' rosso,
lo sanno anche i ricordi che è la Vigilia.
Lo so anche io che impasto farina e acqua per preparare le pizze per cena,
lo so così tanto che
mentre impasto
ho paura che dentro possa scivolare un po' di me.
E qualcosa scivola dentro a quella palla ben soda e liscia adagiata 
sulla farina per non attaccarsi al tavolo.
La guardo 
e mi guardo.
Rimango un attimo sospesa
nei ricordi
...
e penso che siamo davvero 
come
quello che mangiamo,
siamo un impasto di 
ricordi ed emozioni,
di altri e
noi stessi,
in attesa di 
lievitare.


lunedì 22 dicembre 2014

2014: odissea nel piatto | il libro di Elisa Pinzino

Cucino,
amo cucinare.
Melanzane, cipolle, carote,
aglio, olio, peperoncino
...
ho assaggiato la salsa di pomodoro troppo presto
(manca lo zucchero)
ho scottato la punta della lingua perché non ho resisto
un istante in più,
non ho saputo aspettare.
Ho amato tanto chi ha cucinato per me,
ho imparato ad amare sapori,
odori, consistenze, colori, suoni e persone.
Son cresciuta tra libri e cucina, tra musica e parole,
tra sapori e passioni.
Ho aspettato il pane lievitare a casa mia,
ho assaggiato polpette e spaghetti,
ti ho invitato a cena,
ma non sempre abbiamo mangiato insieme.
Mi sono innamorata delle tendenze
e poi le ho rinnegate, almeno tre volte.
Ho criticato tutto quello che un tempo ho difeso, 
ho scoperto che il pane si spezza, 
ho scoperto che il colore ha diviso anche a tavola,
ho scoperto che sono quello che mangio,
ma non solo quello che conosco.
Io sono quelle parole che ho scritto 
tante altre che ancora devo scrivere.



domenica 21 dicembre 2014

La dolcezza delle tradizioni

In realtà le tradizioni sono qualcosa di immutabile per loro stessa definizione,
qualcosa che va consegnato come è sempre stato.
Le tradizioni sono le nostre cucce, un luogo sicuro in cui riscaldarci,
ripararci dai cambiamenti, dallo stordimento delle novità sempre uguali.
Per qualcuno 
sono delle pareti troppo sicure per dormirci bene,
troppo silenziose per chi non vuole pensare e ricordare;
per me sono una coperta di tenerezza, il calore del camino che ho sempre desiderato 
avere e che ancora non smetto di sognare,
il tepore del tuo abbraccio sicuro come casa mia,
la delicata carezza della vaniglia,
per me le tradizioni sono mattoni in cui vi leggo ciò che è stato,
sono i racconti che leggo sul volto di chi ricorda,
sono quei piccoli dolci colorati ripieni di mandorle che ogni natale prepariamo
insieme
per il piacere di ritrasmettere ciò che siamo.
Eppure qualcosa cambia, 
qualcosa si disperde nei giorni,
qualcuno manca all'appello della tradizione
mentre qualcun'altro finalmente arriva e prende posto.

Quei segmenti di pasta e mandorle portano dentro altro,
qualcosa che non sanno di possedere,
e forse neanche noi sappiamo di avere;
quei dolcetti, con la loro tradizione, portano dentro di se 
legami
che, contro ogni tempo, ogni distanza, ogni limite,
 diventano 
eterni.




La tradizione natalizia a Caltagirone porta con se i cuddureddi. La pasta è semplice farina strutto vaniglia e acqua, mentre il ripieno può variare dal classico di mandorle, vino cotto o miele. Il procedimento non è solo fatto di ingredienti, non sono solo quantità di uova in proporzione al miele, o di zucchero in base alle mandorle. C'è altro, c'è una famiglia che si riunisce, il sole che sorge e poi lentamente si abbassa, e ci sono soprattutto tanti ricordi impressi per sempre, dentro ad un dolce tradizionale.