In realtà le tradizioni sono qualcosa di immutabile per loro stessa definizione,
qualcosa che va consegnato come è sempre stato.
Le tradizioni sono le nostre cucce, un luogo sicuro in cui riscaldarci,
ripararci dai cambiamenti, dallo stordimento delle novità sempre uguali.
Per qualcuno
sono delle pareti troppo sicure per dormirci bene,
troppo silenziose per chi non vuole pensare e ricordare;
per me sono una coperta di tenerezza, il calore del camino che ho sempre desiderato
avere e che ancora non smetto di sognare,
il tepore del tuo abbraccio sicuro come casa mia,
la delicata carezza della vaniglia,
per me le tradizioni sono mattoni in cui vi leggo ciò che è stato,
sono i racconti che leggo sul volto di chi ricorda,
sono quei piccoli dolci colorati ripieni di mandorle che ogni natale prepariamo
insieme
per il piacere di ritrasmettere ciò che siamo.
Eppure qualcosa cambia,
qualcosa si disperde nei giorni,
qualcuno manca all'appello della tradizione
mentre qualcun'altro finalmente arriva e prende posto.
Quei segmenti di pasta e mandorle portano dentro altro,
qualcosa che non sanno di possedere,
e forse neanche noi sappiamo di avere;
quei dolcetti, con la loro tradizione, portano dentro di se
legami
che, contro ogni tempo, ogni distanza, ogni limite,
diventano
eterni.
La tradizione natalizia a Caltagirone porta con se i cuddureddi. La pasta è semplice farina strutto vaniglia e acqua, mentre il ripieno può variare dal classico di mandorle, vino cotto o miele. Il procedimento non è solo fatto di ingredienti, non sono solo quantità di uova in proporzione al miele, o di zucchero in base alle mandorle. C'è altro, c'è una famiglia che si riunisce, il sole che sorge e poi lentamente si abbassa, e ci sono soprattutto tanti ricordi impressi per sempre, dentro ad un dolce tradizionale.

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